Santo Stefano

I

l primo documento che attesta l’esistenza in Caronno della chiesa di Santo Stefano è la bolla papale di Alessandro III datata 2 aprile 1169. La bolla concede alla chiesa plebana di Santo Stefano in Nerviano il privilegio di possedere beni e proprietà. Tra i suoi beni vengono citate, nel territorio di Caronno, le chiese di Santa Margherita, di Santo Stefano, di San Pietro e di San Michele (mentre Santa Margherita può essere facilmente identificata con l’attuale Chiesa Parrocchiale e San Pietro con la chiesa dell’omonimo monastero delle benedettine, nessun altro documento successivo cita in Caronno la presenza di una chiesa dedicata a San Michele; una ipotesi la vorrebbe situata, secondo l’usanza longobarda, nell’antico Castrum, nel luogo cioè dove ora sorge la Chiesa Nuova).

La chiesa di Santo Stefano sorgeva nella campagna a sud di Caronno, sulla strada che conduceva al territorio di Lainate, ed era dedicata al medesimo patrono della chiesa plebana di Nerviano. Questo potrebbe confermare l’ipotesi che, alcuni secoli prima, fosse nata proprio come oratorio o, meglio, come cappella dipendente dalla pieve, dove un sacerdote, inviato dall’arciprete di Nerviano, attendeva alla cura degli abitanti dei vicini villaggi e cascine.

La chiesa di Santo Stefano compare nel “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” di Goffredo da Bussero redatto alla fine del secolo XIII. Le chiese di Caronno, citate con Santo Stefano, sono Santa Maria, con un altare dedicato a Santa Margherita, e San Pietro. Non abbiamo documenti relativi alla chiesa per i secoli XIV e XV.

Il Cardinale Francesco, Legato della Sede apostolica di Roma, il 15 luglio 1509 approva l’unione dei beni di Santo Stefano con quelli della nuova Chiesa di San Bernardino, voluta da Giovanni Pietro Omati nel suo testamento. In quel momento la chiesa di Santo Stefano è retta da un priore e da scolari laici.

Sempre nel 1509, Benedetto da Novate, primo cappellano di San Bernardino, quando prende possesso dei benefici di questa nuova chiesa, visita anche la chiesa di Santo Stefano, la vigna attigua ed altri appezzamenti in località Castignolo.

Nei decreti seguenti la visita pastorale (1566), si invita a demolire l’oratorio campestre di Santo Stefano “vetustum et diruptum”, recuperando il materiale per riparare la chiesa parrocchiale. Nei testi della visita compiuta personalmente da San Carlo, nella pagina dedicata a San Bernardino, si cita ancora l’unione tra le due chiese (1570). In un memoriale all’Arcivescovo il parroco scrive che la chiesa di Santo Stefano si ritiene che “altre volte fusse la parochiale de la terra di Carono”.

Anche nella successiva visita del 1583, si fa riferimento all’unione delle due chiese, sottolineando che la famiglia Omati godeva delle proprietà di Santo Stefano in quanto patroni della chiesa di San Bernardino. Sulle carte del Catasto Teresiano, redatto nel 1721, non compare più l’edificio, ma il sito, dove sorgeva la Chiesa, viene segnalato con una croce.

Fonte: Opuscolo redatto dal Centro Culturale "E. Peri"